Meteo a Poggio Berni
Eventi
Sei di Poggio Berni o zona limitrofa ?
Hai una attività legata al Turismo ?
Inserisci il nostro Link nel tuo Sito : oltre a dare un ulteriore servizio, farai conoscere a dei potenziali clienti tutto quello che ti circonda.
Con questa felice espressione si indicano tutte quelle piante erbacee che nascono spontaneamente e senza l'aiuto di fertilizzanti chimici nei prati, lungo i sentieri e gli argini dei fiumi, e perfino tra le macerie delle case diroccate. Fino a non molto tempo fa queste erbe hanno costituito una risorsa alimentare di grande importanza, in modo particolare per i ceti meno abbienti che hanno potuto trarre le sostanze nutritive ed i sali minerali che sono preziosi così per la salute. Sembra che nella Valle Marecchia ci siano più di duemila e passa “erbe” ma, si stima che quelle che si raccoglievano (e si raccolgono ancora) ad uso mangereccio e curativo, non siano più di una quarantina. Per identificare il numero esatto, il loro nome dialettale (e magari, qualche buona ed inedita ricetta) abbiamo iniziato ad intervistare le donne più anziane del territorio del Comune di Poggio Berni . E così abbiamo cominciato a scoprire che se anche il numero delle erbe spontanee mangerecce sembra esiguo, le erbe sono onnipresenti nella vita quotidiana: nella gastronomia, nella medicina e veterinaria popolare, nei modi di dire, nei proverbi e perfino nei giochi. Prendiamo, ad esempio, il rosolaccio (Papaver rhoas). Sembra l'erba più ricercata e più conosciuta, nella zona viene chiamata (al femminile e plurale) semplicemente al rosli, cioè le rosole. E' sicuramente l'erba regina, l'equivalente della rosa tra i fiori. Infatti entra da sola nei famosi cassoni (i casciun s'al rosli), ma anche nelle minestre e nelle insalate, sia crude che cotte (erbi mis-ci). Di questa pianta viene raccolta tutta la rosetta basale... ma solo fino a quando comincia a fiorire. I fiori (i bellissimi papaveri) allora entravano a pieno titolo fra i giochi dei bambini, come ci ha raccontato Gabriella 'd Fanchin:
- Raccoglievamo i fiori ancora chiusi e si domandava alle compagne “Pèpa o Cardinèl”? (Papa o Cardinale). Chi rispondeva Pèpa e chi rispondeva Cardinèl... a questo punto chi stava sotto batteva il bocciolo sul dorso della mano o sulla fronte e, con l'urto, il bocciolo si apriva e rivelava il colore dei petali. Se i petali erano ancora bianchi vinceva chi aveva detto Pèpa, se erano già rossi vinceva chi aveva detto Cardinèl. Se invece i petali erano rosa non vinceva nessuno. Una variante a questo gioco teneva conto di più tonalità di colore e prendeva il nome di “aqua-vein-seda-sedein”, ovvero “acqua-vino-aceto-acetino”. I petali bianchi corrispondevano all'acqua, quelli rossi al vino, quelli rosa scuro all'aceto e quelli rosa chiaro all'acetino.